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Lega mangiona

da http://www.unita.it/news/italia/97617/lappetito_della_lega

di Rinaldo Gianola

Nel 2009 il Veneto, che ha appena tributato un consenso elettorale record alla Lega, ha perso circa 52.000 posti di lavoro, il numero dei disoccupati ha raggiunto il livello di 126.500 persone. Secondo l’agenzia Veneto Lavoro il prodotto interno lordo in questa regione chiave dell’economia nazionale è calato del 4,8% lo scorso anno, il prodotto pro-capite è sceso ai livelli di dieci anni fa e un recupero sulla media del 2008 sarà possibile solo nel 2015, se tutto andrà per il meglio. I più colpiti, quelli che pagano gli effetti più duri della crisi, sono gli operai maschi, stranieri e con un contratto a tempo determinato. Sono stati licenziati, difficilmente troveranno un’occupazione nel breve-medio periodo.

Questa è la realtà sociale ed economica del Veneto. Una realtà difficile come in molte altre regioni italiane. Poi c’è la politica, ci sono le amministrazioni, ci sono i nuovi leader leghisti. Uno si aspetterebbe che davanti a una crisi spaventosa e dopo una vittoria elettorale senza condizioni gli amministratori di Bossi affrontassero questo momento delicato con piglio deciso e provvedimenti adeguati all’emergenza. Ma, per ora, bisogna aspettare. Anche gli uomini della Lega tengono famiglia e amano i piaceri del potere.

A Treviso i leghisti rifanno la sede della provincia come se fosse una reggia spendendo senza ritegno e comprando pure un tavolo di cristallo da 12mila euro ma poi negano i soldi alle scuole. La presidente della provincia e sindaco di San Donà Francesca Zaccariotto, astro nascente della Lega, appena eletta si era aumentata lo stipendio. Altri amministratori e sindaci leghisti, ad esempio ad Asolo e in altri comuni del trevigiano, hanno pensato che, crisi o non crisi, è giunto il momento di arrotondare stipendi e indennità perché non si vive solo di aria e di gloria politica.

Sono solo alcuni esempi della Lega di governo e di sottogoverno raccontati nell’inchiesta di Toni Fontana che offre un punto di vista diverso e alternativo sulla classe di governo di Bossi che, accanto ad amministratori abili e presentabili, propone il sindaco di Adro che non vuole dare da mangiare ai bambini delle famiglie morose o la giunta di Brescia che nega il bonus bebè ai figli degli immigrati.

Oggi che la Lega ha in mano la guida del Piemonte e del Veneto, e partecipa al governo in Lombardia puntando anche a Palazzo Marino a Milano, mostra sul territorio la sua faccia feroce coi più deboli e, su un livello più alto di potere, capitalizza il numero dei voti esigendo, come ha detto esplicitamente Bossi, «le banche del Nord, perché ce lo chiede il popolo» e punta a infilare i suoi uomini nei consigli di amministrazione delle grandi aziende di Stato e nelle municipalizzate. Come si può contrastare questa Vandea?

Con la presenza, la testimonianza forte di una politica diversa. Tonino Guerra ha scritto al Corriere della Sera per proporre al presidente della Repubblica di scegliere come senatore l’italiano «che non ci sta», l’imprenditore Silvano Lancini che ha pagato i diecimila euro di rette arretrate della mensa dei bambini di Adro. Una speranza.

da http://www.unita.it/news/italia/97616/una_reggia_padana_da_milioni_il_liceo_pu_attendere

di Toni Fontana

«Schei». Soldi, da queste parti ne circolano tanti. Tra i capannoni della Marca c’è il Veneto intraprendente e produttivo, quello della moda, delle scarpe, dei mille prodotti che girano il mondo. «Schei» e politica. Qui la Lega vince con percentuali bulgare e qui si forma la nuova classe dirigente padana. Luca Zaia, neo-governatore del Veneto, prima di diventare ministro è stato alla guida della Provincia di Treviso, carica ereditata da Leonardo Muraro, altro emergente del Carroccio. Qui si formano i nuovi alfieri del leghismo, meno noti dei Zaia e dei Tosi, ma decisivi per dirigere comuni, province e Regione, pilastri della costituenda Padania. Per questo la Provincia di Treviso è anche «fisicamente», l’istituzione che deve primeggiare, raffigurare il potere e le ambizioni della Lega padrona. E per far questo occorrono «schei.

A circa 4 chilometri dal centro storico di Treviso s’incontra l’ex manicomio di Sant’Artemio. I «matti», grazie alla 180, non ci sono più. Ora appare al visitatore un gigantesco complesso finemente ristrutturato. Qui ha sede la Provincia. In tempi record (5 anni) il manicomio si è trasformato in una faraonica sede per il potere leghista. Pavimentazione «palladiana», cubature agganciate ai fabbricati storici, sottopassi e bretelle stradali. La chicca è un asilo-reggia per i bambini dei dipendenti. Su la Tribuna di Treviso Antonio Frigo descrive la struttura notando la presenza di «due serie di bagnetti arcobaleno, sgabuzzini a raffica, spazi giochi, bagnetto-fasciatoio, spazio riposino». Qui non c’è il rischio che i bambini restino senza cibo, anche perchè l’asilo si è rivelato un flop. Solo due dipendenti vi hanno portato i figli perchè la retta (625 euro, 150 coperti dalla Provicia) è troppo alta. La reggia, circondanta da 70 ettari di parco, è una creatura di Zaia. Nelle vesti di presidente della Provincia l’esponente leghista avviò nel 2004 l’acquisto dell’area, di proprietà dell’Usl 9, fissando il prezzo a 9 milioni. I lavori iniziano in settembre. Zaia parlò di una spesa di 35 milioni. Nel 2005 viene approvato il progetto definitivo: spesa 57,1 milioni. In corso d’opera vennero approvate quattro varianti.

Due milioni serviranno per gli arredi. La Provincia spende così 531.426 euro per le sedie (Iva esclusa). Viene comprato un tavolo di cristallo per le riunioni del consiglio del costo di 12.840 euro. «Una mancanza di rispetto per le persone in difficoltà - lamenta Davide Schiavon, direttore della Caritas - la politica deve sposare sobrietà e solidarietà». Ma non pare questa l’ispirazione degli amministratori leghisti che sborsano 100.000 euro per l’inaugurazione della reggia. Serviranno così almeno 80 milioni. In città il faraonico «restauro conservativo» diffonde non pochi malumori. Lo stadio è vecchio, da 20 anni si discute sulla realizzazione del velodromo, da 25 sulla metropolitana di superficie. Ma non si fa nulla.

Tra le poche competenze che restano alle province c’è l’edilizia scolastica. Poco lontano da Treviso, a Montebelluna, c’è il liceo «Primo Levi». «Una scuola d’eccellenza» - spiega la sindaca Laura Puppato ( Pd) - in sei anni ha ricevuto quattro premi dalla presidenza della Repubblica e dal ministero». Il «Primo Levi» è un liceo che organizza corsi di cultura europea ed ebraismo. Ha ricevuto il riconoscimento del Lion’s club mondiale, la didattica è ispirata alla lezione di Don Milani. «Da 5 anni la Provincia tergiversa, non risponde - dice Puppato - eppure il progetto esecutivo è pronto, ci sono tutte le autorizzazioni. Se chiediamo quando si può partire con i lavori rispondono in modo stizzito». Nessuna risposta dalla reggia dei «faraoni» leghisti. I 1300 studenti frequentano le lezioni in in un ex asilo, un prefabbricato e in un ex scuola elementare. Per costruire la nuova scuola servono 14 milioni (il comune mette un milione e mezzo), 5 volte in meno degli 80 spesi per il «Pentagono» dei leghisti. Prontissimi, invece, quando si tratta di rispondere ad altre esigenze. In molti comuni a guida leghista gli amministratori stanno «ritoccando» i loro stipendi.

Molte delle ammnistrazioni sono state elette lo scorso anno (7-8 giugno, voto europeo e locale) e, per prima cosa, i nuovi dirigenti del Carroccio hanno raddoppiato e, in qualche caso triplicato, i loro emolumenti. È accaduto a San Donà di Piave (la sindaca Francesca Zaccariotto è stata poi eletta alla guida della Provincia di Venezia), a Cornuda e Asolo, nella Marca trevigiana. Ad Asolo, centro turistico, un mese dopo le elezioni la giunta ha approvato una delibera che porta a 2938 euro lo stipendio della sindaca Loredana Baldisser. Il suo predecessore, Daniele Ferrazza (Pd) prendeva (2004-2009) 1394 euro al mese (1952 nei quattro mesi di aspettativa). I «ritocchi» dilagano nel Veneto della Lega che nega i «schei» ai liceali di Montebelluna, ma spende mezzo milione per le sedie della reggia.




La reggia leghista di Treviso nella foto che compare nel sito della Provincia. È stata realizzata nel complesso che ospitava l’ospedale psichiatrico provinciale. La ristrutturazione è costata un’ottantina di milioni di euro. Comprende anche un asilio per bambini, poco frequentato. La sede della Provincia si trova nella parte nord di Treviso.

Pubblicato il 19/4/2010 alle 16.17 nella rubrica Diario.

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