.
Annunci online

 
terzostato 
"Qu'est-ce que c'est le Tiers Etat?"
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  guerrilla radio
pollyanna
gogo
bubu
visionidiblimunda
isulina
liberolanima
peppus
chemako
goccia
gentecattiva
aira
augusta
jolanda
interprete
valigetta
virginia
compagni di viaggio
irlanda
vulcano
fioredicampo
efesto
mediterraneo blu
V
letizia
cavaliere errante
paolo borrello
rossoantico
ninetta
la bruna
fabio
Il Maestro
beppone
mon hotel garni
mon travail
mon dieu
ma situation
DLF
gennaro carotenuto
voglioscendere
carlo cornaglia
attac
medicina democratica
peacelink
megachip
spazioamico
amnesty international
nessuno tocchi caino
  cerca

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto aggiornato senza alcuna periodicità: non può in alcun modo essere considerato pertanto un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001. Alcuni contenuti prevalentemente videomusicali di questo spazio sono stati reperiti su siti web di notoria libera divulgazione o comunque accompagnati dall'indicazione della fonte: l'Autore del blog provvederà alla loro rimozione qualora i detentori dei loro diritti li ritenessero lesi, non essendo peraltro responsabile dell'operato dei suddetti siti. Chiunque, senza scopo di lucro e citandone la fonte, può utilizzare liberamente i contenuti originali del presente blog. Per un eventuale loro uso a fini commerciali, comunque sconsigliato, è invece necessario un accordo preventivo con l'Autore. Quest'ultimo si dichiara inoltre non responsabile di eventuali commenti offensivi o inappropriati rilasciati dai visitatori del presente blog; essi saranno rimossi soltanto in casi eccezionali (ad esempio, nei casi in cui si configurino ipotesi di reato) e a insindacabile giudizio dell'Autore.


Questo blog è casa mia. Come una casa si arreda secondo i propri gusti, così su questo spazio scrivo quello che mi pare, con o senza il gradimento altrui. Gli unici nomi reali che vi compaiono appartengono a personaggi pubblici, riguardo ai quali, si spera ancora per qualche tempo, è in vigore la libertà d'opinione. A volte anche a me, come a tutti i gestori di spazi simili a questo, succede di scrivere storie ispirate a vicende personali. Ma in quei casi i nomi sono o fittizi o assenti del tutto. Se qualcuno o qualcuna, geograficamente vicino o vicina a me, crede di riconoscersi in qualche personaggio di cui scrivo, sono problemi esclusivamente suoi: da parte mia, posso soltanto consigliare a questi individui di non far più visita a questo spazio. Io racconto storie, non rilascio deposizioni giudiziarie, né faccio pettegolezzo da portineria: quest'ultimo soprattutto è uno sport che lascio volentieri ad altri o ad altre. Concludo questa seconda avvertenza, che si è resa necessaria contro la mia volontà, con un proverbio napoletano che calza a pennello con la circostanza: "Chi vò male a chesta casa addà crepà primm ca trase."


Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950. "Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli, ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." - Pubblicato nella rivista “Scuola democratica”, 20 marzo 1950





un dito per maroni























 

Diario | recensioni musicali | recensioni libresche | badineries |
 
Diario
1visite.

5 ottobre 2009

La firma del Presidente parte seconda

da http://antefatto.ilcannocchiale.it/

3 ottobre 2009
Ieri abbiamo mandato le vostre firme al Quirinale. Abbiamo telefonato, ci hanno consigliato di usare il modulo precompilato che trovate qui https://servizi.quirinale.it/webmail/ (tenetelo presente per il futuro), ma le vostre firme erano troppe. Quindi le abbiamo messe in un file e le abbiamo spedite all'ufficio stampa che, ci ha garantito, le avrebbe poi fatte pervenire al presidente Giorgio Napolitano.

Poche ore dopo le agenzie di stampa hanno diffuso la nota del Colle in cui il capo dello Stato spiegava di aver deciso di firmare la conversione in legge del decreto che introduce lo scudo fiscale perché “si rileva che sono state confermate le correzioni che avevano accompagnato la promulgazione della legge di conversione del precedente decreto. Infatti, la legge prevede la punibilità di tutti i reati strumentali all'evasione fiscale per i quali sia stata già esercitata l'azione penale e stabilisce che le dichiarazioni di rimpatrio o di regolarizzazione sono utilizzabili a sfavore del contribuente nei procedimenti penali pendenti e futuri”.

Ma non erano questi i problemi che per una settimana abbiamo sollevato sul “Fatto”: come hanno spiegato magistrati ed economisti, lo scudo è un regalo agli evasori che li incentiva – anche per il futuro – a evadere ancora le tasse, che offre alle organizzazioni criminali la possibilità di riciclare denaro a un decimo del prezzo di mercato e distrugge la credibilità del fisco (non basta certo prendersela con Rocco Siffredi, come ha fatto l'Agenzia delle entrate, per compensare). Il nostro appello a non firmare, qualche effetto, però, lo ha avuto. Questa mattina Napolitano era in visita a Potenza, prima di tornare a Roma per firmare lo scudo. Un cittadino gli ha urlato: “Presidente, non firmi, lo faccia per le persone oneste”. Il capo dello Stato ha replicato così: “Nella Costituzione c'é scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente".

Peccato che il Parlamento, se il Pd si fosse presentato in aula invece che mandare i suoi deputati in missione a Madrid o avesse candidato individui sani (sembra che gli ospedali di tutta Italia siano pieni di deputati democratici dalla salute cagionevole che avevano improrogabili visite mediche)... Presidente, siamo sicuri che il Parlamento le avrebbe rimandato lo scudo? Ma soprattutto: la Costituzione la obbliga a firmare al secondo giro, non al primo, come ammette anche lei stesso. Intanto le vostre (nostre) firme finiscono in un cestino del Quirinale.

Stefano Feltri

***************

Aggiungo alcune considerazioni che ho letto fra i commenti al blog del "Fatto". Si è parlato di male minore e male maggiore: un eventuale ritorno della stessa legge al Colle sarebbe stato un male maggiore rispetto alla firma del Presidente. Sarà. Intanto, Napolitano ha dato un pessimo esempio ai cittadini, tanto con la sua condiscendenza, quanto con la sua risposta al signor Vigliolo di Rionero in Vulture che gli chiedeva di non firmare lo scudo fiscale: un esempio che dice che in Italia praticamente rubare è lecito, e il Presidente non ci può fare niente. Un esempio meno negativo soltanto di quello dato dal PD, con ben 59 deputati assenti in Aula durante l'approvazione del provvedimento, senza contare gli otto dell'UDC e addirittura i due dell'IDV, che pure aveva posto la questione dell'incostituzionalità dello scudo fiscale al voto. Ma siamo sicuri che per Costituzione il Presidente "non possa farci niente"? Intanto, è il rilievo generale, poteva rifiutarsi di firmare, con parere motivato, alla prima presentazione della legge: sarebbe stato senza dubbio un forte gesto simbolico. In secondo luogo, se fosse vero che il Parlamento avrebbe ripresentato comunque la stessa legge (evento possibile ma non prevedibile, dal momento che Napolitano si è precipitato a firmare anche il lodo Alfano), il Presidente a quel punto avrebbe potuto firmarla dissociandosi con una nota, oppure, con un gesto ancor più clamoroso, dimettersi denunciando una situazione di ormai insostenibile illegittimità. In ultima analisi, se "non firmare non significa niente", come sostiene Napolitano, per quale motivo i padri costituenti avrebbero previsto questo diritto fra le prerogative del Presidente della Repubblica? Per niente? Se il Presidente fosse davvero obbligato a firmare tutto e subito, in cosa consisterebbe il suo compito istituzionale di vigilare sul rispetto delle leggi e dei principi che sono alla base del nostro ordinamento? Forse, fra Napolitano e il cittadino di Rionero in Vulture, non è quest'ultimo a dire cose prive di senso e a non conoscere la Costituzione...

OT: è morto Gino Giugni, padre dello Statuto dei Lavoratori, deputato socialista, gambizzato dalle Brigate Rosse. Qualcuno non sarà d'accordo, ma dopo tutto il chiasso che si è fatto sulla morte di Mike Bongiorno, mi sembrava doveroso ricordare anche lui.

sfoglia
settembre        novembre